
1) Spinoza. Religione e problemi psicologici.
Nella Prefazione al Trattato teologico-politico Spinoza sottolinea
le componenti psicologiche della religione, le speranze, i timori,
i desideri. Esse favoriscono la credulit e la superstizione e
allontanano dalla razionalit. In particolare  posto sotto accusa
il sentimento della paura.
B. Spinoza, Trattato teologico-politico, Prefazione  (pagina 202).

Se gli uomini fossero in grado di governare secondo un preciso
disegno tutte le circostanze della loro vita, o se la fortuna
fosse loro sempre favorevole, essi non sarebbero schiavi della
superstizione. Ma spesso si trovano di fronte a difficolt che non
sanno in alcun modo risolvere e perlopi sono miseramente agitati
dalla tempesta delle speranze e dei timori, per la precariet dei
beni della sorte che essi smodatamente desiderano. Cos sono
quanto mai disposti, nella generalit dei casi, alla credulit;
nel dubbio e, molto pi spesso, nel contrasto del timore e della
speranza essi non sanno decidersi e un minimo impulso li spinge
all'una o all'altra soluzione, mentre sono pieni di baldanza e di
superbia quando nutrono fiducia nel futuro.
Questo  noto a tutti, io credo; penso per che i pi non
conoscano se stessi e chiunque abbia una certa esperienza della
vita avr notato che quasi tutti, quando si trovano nella
prosperit, anche se completamente incapaci, sono cos gonfi di
sapienza che, se ci si dispone a dar loro un consiglio, lo
ritengono offesa personale; se invece si trovano nelle difficolt,
non sanno a chi rivolgersi, chiedono e supplicano il consiglio di
chiunque e non ascoltano suggerimento tanto sciocco, tanto assurdo
o tanto inutile che non sian pronti a seguire. Poi, per motivi di
pochissimo conto, ricominciamo a sperare in meglio, poi di nuovo a
temere il peggio.
Se nei momenti del timore si vedon capitare qualcosa che ricorda
loro qualche bene o male del passato, credono che ci annunci il
successo o l'insuccesso e lo chiamano favorevole o funesto
auspicio, anche se in molte altre occasioni tale presagio si sia
rivelato falso. Se poi con grande loro stupore assistono ad un
fatto insolito, credono che si tratti di un prodigio che sta a
manifestare l'ira degli di o della somma divinit e, schiavi
della superstizione ed ostili alla vera religiosit come sono,
ritengono empiet il non cercare di placarla con vittime e con
voti. E cos s'immaginano un'infinit di cose e dnno strane
interpretazioni dei fatti naturali come se la natura nella sua
totalit fosse pazza come loro.
In tale prospettiva possiamo osservare che sono quanto mai
soggetti a superstizioni di ogni genere soprattutto coloro che
bramano senza misura i beni precari; e che tutti, principalmente
quando si trovano in mezzo ai pericoli e non sono in grado di
aiutare se stessi, implorano con voti e con lacrime da femminuccia
l'aiuto di Dio e dicono cieca la ragione (perch essa non sa
indicare una via sicura per la soddisfazione dei loro vani
desideri) e vana la sapienza umana, mentre scambiano per divini
responsi i deliri dell'immaginazione, i sogni e puerili inezie di
tal genere. Credono anzi che Dio sia nemico dei sapienti ed abbia
impresso i propri decreti non nella mente dell'uomo, ma nelle
viscere delle bestie; o ancora che tali decreti ci vengano
predetti dagli stolti, dai pazzi e dagli uccelli per ispirazione e
per impulso divini. Ecco a quale delirio il timore conduce gli
uomini!.
E' dunque il timore la causa che genera, mantiene ed alimenta la
superstizione.
B. Spinoza, Etica e Trattato teologico-politico, UTET, Torino,
1988, pagine 387-388.
